La Grande Guerra a Faenza raccontata

attraverso i manifesti pubblici dell’epoca

(1917 - 2017)

Il progetto FAENZA RICORDA LA GRANDE GUERRA pro­pone alla cittadinanza, attraverso la ristampa di manifesti d’epoca, un modo originale per ricordare quanto accade­va e veniva comunicato ai faentini in quegli anni: dopo il favorevole riscontro ottenuto nel 2015 e 2016 il percor­so prosegue con l’esposizione dei manifesti del 1917, con l’obiettivo di far rivivere ai faentini di oggi le emozioni e le preoccupazioni che si trasmettevano con queste direttive ai concittadini di un secolo fa.

Nel 1917 la guerra continuava già da due anni, e la fine sembrava essere ancora molto lontana. Una profonda sfi­ducia stava minando il Paese, i soldati erano logorati nel corpo e nello spirito dall’interminabile guerra di trincea e dalle condizioni in cui erano costretti. Numerosi furono gli episodi di diserzione, di automutilazione e di ammutina­mento, e molti giovani richiamati si rendevano colpevoli di renitenza alla leva, come numerosi furono i processi e le fucilazioni di militari, mentre i cittadini dovevano far fronte alle difficili condizioni economiche e sociali.

L’entrata in guerra degli Stati Uniti d’America il 6 aprile, la rivoluzione russa che porterà l’uscita della stessa dal con­flitto e la disfatta di Caporetto del 24 ottobre, cioè gli avve­nimenti che a livello italiano, europeo e mondiale stavano segnando l’andamento del conflitto, non sono direttamente richiamati dai manifesti faentini.

Ciò che tuttavia da essi si percepisce è la crisi economica italiana, con le sue ricadute sulle condizioni di vita quoti­diane della città di Faenza. I manifesti comunali avevano il compito di tradurre le direttive generali impartite delle autorità militari nella realtà locale.

Non c’erano più contadini nei campi e operai nelle fabbri­che: donne, vecchi e bambini dovevano occuparsi di tutto. Come emerge dai manifesti, i prezzi dei generi alimentari continuavano ad aumentare, rendendo inevitabile la per­manenza del calmiere. Mancavano quasi del tutto uova, zucchero e burro, mentre per il pane, la pasta e la farina si arrivò alla distribuzione delle tessere annonarie. Chi posse­deva patate e fagioli oltre la quantità necessaria al consumo personale doveva farne denuncia alla polizia municipale. I manifesti regolano i prezzi di vendita del riso, che come la farina poteva essere utilizzato solo per l’alimentazione uma­na, proibiscono la vendita dei dolciumi dal sabato al lunedì e impongono la chiusura delle salumerie nei giorni festivi, per limitare il consumo della carne.

Anche le abitudini quotidiane continuavano a essere scon­volte: trattandosi di una zona di guerra, l’illuminazione pubblica e privata veniva limitata e regolamentata, mentre gli orari di chiusura di bar, ristoranti, osterie e alberghi ri­sultavano anticipati.

Dal Regio Esercito e dai Ministeri provenivano le rigide nor­me per l’invio dei pacchi ai prigionieri di guerra; il Ministero della Guerra 

chiedeva oggetti di metallo alle famiglie, alle aziende agricole e a ogni collettività, fondamentali per pro­durre munizioni e materiale necessario allo sforzo bellico.

Nel maggio 1917 nelle aree dell’ex Foro Boario (l’attuale Parco del Tondo) e del Foro Boario (di fronte alla Piazza d’Armi, nell’area delimitata dalle attuali vie Medaglie d’Oro, Berti, Azzurrini e Cantinelli) fu allestito il Rest Camp no. 3, il campo di sosta per le truppe inglesi, spostando il mercato del bestiame più lontano, all’angolo tra la via Emilia (ora via Oberdan) e la ferrovia.

I manifesti degli ultimi mesi dell’anno ci riportano, anche se in modo sottile ed indiretto, ciò che stava succedendo al fronte dopo la disfatta di Caporetto. Nel manifesto del Co­mando Supremo del Regio Esercito si vieta di dare alloggio a militari di truppa non forniti di regolare licenza: si temeva infatti che militari, disertori o sbandati potessero ritornare verso le loro case o comunque allontanarsi dai loro batta­glioni e dalle zone di combattimento.

Numerosi erano anche i profughi di guerra civili, che dalle zona occupate dagli Austriaci si stavano muovendo verso sud, di conseguenza il Comune di Faenza avverte che in città non si trovano più alloggi disponibili.

Dopo la disfatta di Caporetto è necessario un nuovo inizio, una spinta rinnovata per proseguire la guerra e ritornare a combatterla con animo coraggioso. Un manifesto datato 10 novembre e firmato dal Re e da tutti i Ministri recita­va: “Cittadini e soldati siate un esercito solo”, riportandoci idealmente a quelle esortazioni all’intervento che avevamo trovato nel 1915, primo anno di entrata in guerra dell’Italia.

A fine anno, come per rispondere all’appello del governo, si costituiva il Comitato Faentino per la Difesa Nazionale che raggruppava i rappresentanti di tutte le parti politiche e le principali associazioni e comitati cittadini. Il 9 dicembre venne proclamata una manifestazione patriottica per raffor­zare la resistenza nazionale, superando i dissensi di parte per affrontare il drammatico momento che si stava vivendo.

La mostra è organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Faenza e dall’Archivio di Stato di Ravenna - Se­zione di Faenza, dove si trova depositato l’Archivio Storico della città; essa costituisce un proseguimento degli accordi di collaborazione aventi, fra l’altro, l’obiettivo di fare cono­scere alla cittadinanza l’immenso patrimonio documentario della memoria cittadina ivi conservato.

Il percorso espositivo si sviluppa dal Voltone Dolcini fino all’ultimo tratto di via Pistocchi ed include 27 manifesti di­sposti in ordine cronologico.

 

 Inaugurazione percorso espositivo 2017

 Inaugurazione percorso espositivo 2017

 

 Inaugurazione percorso espositivo 2017

 Inaugurazione percorso espositivo 2017

 

 

 

Introduzione alla mostra

 

      02 - Manifesto, il Sindaco Enrico Camangi, 17 gennaio 1917

 

  03 - Incetta di Paglia: per i bisogni del R. Esercito, il Sindaco Enrico Camangi, 18 gennaio 1917

 

  04 - Norme per disciplinare la vendita e la somministrazione dei Dolciumi nei pubblici esercizi, il Sindaco Enrico Camangi, 18 gennaio 1917

 

  05 - Applicazione del calmiere sul pane e sui generi alimentari di prima necessità, il Sindaco Enrico Camangi, 20 gennaio 1917

 

  06 - Proprietari, affittuari, agricoltori, la Commissione Enrico Camangi Sindaco Presidente, 26 febbraio 1917

 

  07 - Limitazione del consumo delle carni: Chiusura delle salumerie, il Sindaco Enrico Camangi, 26 febbraio 1917

 

  08 - Prezzi di vendita al minuto del riso, il Sindaco Enrico Camangi, 22 marzo 1917

 

  09 - Mercato del bestiame, il Sindaco Enrico Camangi, 19 maggio 1917

 

  10 - Il Ministero della Guerra comunica: Vendite ad alto prezzo degli oggetti di metallo, il Sindaco Enrico Camangi, 16 giugno 1917

 

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Enti organizzatori: Biblioteca Comunale Manfrediana - Settore Cultura ed Istruzione - Comune di Faenza
Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo 
Archivio di Stato di Ravenna, Sezione di Faenza
"La Grande Guerra a Faenza": mostra realizzata con il contributo della Struttura di missione per gli Anniversari di interesse nazionale della Presidenza del Consiglio