Mostra bibliografica


Ricordo una vecchia città,
rossa di mura e turrita....
  

Cent’anni di Canti Orfici

 

Orfiche atmosfere

 

 

Il 7 giugno 1914 veniva sottoscritto il contratto per la stampa dei Canti Orfici fra il tipografo editore marradese Bruno Ravagli e il poeta Dino Campana. Nel contratto, conservato nel fondo Conti del Gabinetto Vieusseux, erano fissate oltre al numero delle copie, indicate in 1.000, anche il prezzo di vendita, stabilito in lire 2,50.


La pubblicazione dei Canti Orfici avveniva dopo che un primo manoscritto, intitolato Il più lungo giorno, era stato smarrito a Firenze. Nel 1913 Campana si era recato nella redazione della rivista "Lacerba", ma il suo manoscritto non solo non venne preso in considerazione, ma andò perduto, per essere ritrovato solamente dopo la morte di Soffici, tra le sue carte nella casa di Poggio a Caiano, probabilmente nello stesso posto in cui era stato abbandonato e dimenticato. Secondo la leggenda Campana fu costretto a riscrivere completamente l’opera affidandosi solo alla sua memoria.

I Canti Orfici, un prosimetro (ossia un testo composto sia di parti in prosa che in poesia), costituiscono un unicum all’interno del panorama italiano, in un periodo in cui la nostra grande tradizione poetica è scossa da un forte rinnovamento interno: le sperimentazioni barbare, il verso libero, le influenze francesi e americane, le avanguardie e la poesia crepuscolare concorrono in misura più o meno forte a mettere in crisi il verso della tradizione.

Nei versi, che rappresentano quella che il poeta stesso definisce la «giustificazione» della sua vita sono condensati il travagliato rapporto con la madre, le serate goliardiche bolognesi, i viaggi errabondi tra Europa e Sud America, gli arresti e la malattia psichica…

I versi «balzani» e «irrequieti» di Campana non caddero nell’oblio con la reclusione del poeta nel manicomio di Castel Pulci, in cui venne internato nel 1918 e dove trovò la morte nel 1932. Essi influenzarono non poco scrittori a lui coevi o successivi, colpiti anche dalla sua immagine di «poeta maledetto» che dedicò tutta la sua vita alla poesia.

A tal proposito è possibile citare, tra gli altri, Sbarbaro, Luzi, Caproni, Sereni, Rosselli, Sanguineti, Tabucchi. Ma la voce di Campana non parla solo ai grandi poeti del ‘900, si rivolge soprattutto a noi che a cent’anni di distanza rimaniamo ancora affascinati nell’ascoltarla mentre descrive la nostra «vecchia città, rossa di mura e turrita».

In occasione del centenario della stampa dei Canti Orfici la Biblioteca Comunale espone tre esemplari dell’edizione marradese, due dei quali conservano ancora la dedica “A Guglielmo II Imperatore dei Germani”, dedica quanto mai inopportuna nel 1914.

Nel 1928 l’editore Vallecchi, senza chiedere il permesso all'Autore, manda in stampa il testo che viene curata dal letterato e giornalista Bino Binazzi (1878-1930) con il titolo Canti Orfici ed altre liriche (vengono infatti aggiunte alcune poesie scritte e pubblicate da Campana tra il 1915-1917). Nel testo sono presenti numerose varianti rispetto l'edizione marradese. L’invito di Campana di “ricercare l'edizione originale” verrà raccolto da Enrico Falqui, a cui va il merito, nel 1941, di aver riportato il testo dei Canti Orfici alla lezione dell'originale marradese.

L’esposizione prosegue con l'edizione critica curata nel 1990 da Giorgio Grillo e con alcune delle più recenti edizioni dei Canti Orfici (tra cui alcune riproduzioni anastatiche), con le quali si vuole evidenziare la continua e costante ricerca che c'è negli studi campaniani. Presente anche l’edizione degli atti del convegno tenuto a Faenza nel 1997 Dino Campana alla fine del secolo, curato da Anna Rosa Gentilini e con prefazione di Alberto Asor Rosa.

Completano la mostra la biografia scritta da Carlo Pariani, un libro di testo appartenuto al poeta, le lettere a Sibilla Aleramo.

Il percorso si conclude, ma solo espositivamente, con un Viaggio tra le traduzioni e le trasposizioni multimediali dei Canti Orfici.

Samuele Marchi

Questa mostra a cura della Biblioteca Comunale Manfrediana è stata realizzata grazie alla collaborazione di Alessandro Bassi, Samuele Marchi, Stefano Drei, Daniela Simonini, Massimiliano Chiozzini, Giorgio Bassi, Maria Carla Taroni, Antonella Piazza e Mattia Calderoni


 

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