Faenza, alla scoperta dei luoghi e dei personaggi dei Canti Orfici

 
Capire veramente la potenza espressiva dei Canti Orfici non è cosa banale. Prendiamo per esempio il celebre incipit “Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita”, ripetuto quasi allo sfinimento in questi mesi ma, per questo, svuotato un po’ del suo vero significato. Tutti gli studiosi ci hanno sempre detto che la città di cui Campana parla è Faenza, giustissimo, ma il faentino di oggi che si appresta a leggere questi versi avrà non poche perplessità. Dov’è oggi quella Faenza costruita su torri e mura? Dove sono gli “archi enormemente vuoti di ponti sul fiume impaludato in magre stagnazioni plumbee?” Al lettore viene istintivo proiettare la Faenza odierna su quella descritta nei Canti Orfici, banalizzando queste, oggi strane, descrizioni come semplici invenzioni poetiche o stravaganti visioni. Si cade però così in un errore, chiamato “anacronismo”, che crea in noi quel distacco con cui leggiamo le parole del libro.
Questa sezione della mostra vuole cercare di superare questa barriera che ci frappone con il testo degli Orfici, riportando alla luce la Faenza che ha ispirato i versi della Notte e di altri componimenti. Si indagheranno quindi i luoghi che hanno stimolato la poesia di Campana, i personaggi che vi hanno fatto parte, facendo capire come Faenza sia molto più di un semplice sfondo nel quale si muove il protagonista. L’antico ponte romano (che Campana poteva aver visto nei dipinti di Romolo Liverani), la piazza, l’Ustareia d’la Mosca, la torre di S.Maria Vecchia e le tante altre che costellavano Faenza sono solo alcuni dei luoghi storici della nostra città che Campana restituisce trasfigurati alla nostra memoria collettiva. Eliminato questo distacco, per il lettore sarà sorprendente vedere come Campana gioca nel manipolare il tempo e lo spazio per fare emergere degli scenari mitici e “barbari” che ci invitano continuamente a vedere una realtà oltre le cose. Senza dimenticare che in questo modo la memoria di questi luoghi non verrà perduta. Allora sì che possiamo prendere in mano quel libro, rileggere l’incipit e capire veramente il senso di quelle potenti parole “Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita”...

       Samuele Marchi



      Romolo Liverani ponte delle due torri                      canali faentini                                                                Osteria della Mosca      Faenza notturna      Rappresentazione dei degenti al ricovero di mendicita Abbondanzi Morri

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